Garofano rosso
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ISBN 979-12-82355-08-7
Ricerche&Redazioni, 2026
15x21 cm | 244 pp | 360 g
Un racconto di resistenze quotidiane private e politiche in cui si incrociano le vite di una storia familiare lunga un secolo. Da metà Ottocento sino alla Liberazione si muovono donne e uomini che nello svolgersi delle generazioni da avi diventano contemporanei. È una storia di famiglia: emblematica perché esemplare dell’universo della gente comune che la Storia la scrive e la subisce suo malgrado. I territori e i movimenti apparentemente casuali dei singoli attori descrivono geografie spaziali ed emotive che si intrecciano disegnando una trama che converge in un solo luogo.
Dal sud, dalla Terra d’Otranto e ancor più in là e indietro nel vasto mare da cui sono giunti i trisavoli, fino all’Umbria dei piccoli borghi arroccati nel verde che sfiorisce e ingrigisce con l’industrializzazione forzata. Non sono i rampolli benestanti dell’intellighenzia europea del Grand Tour a raccontare la mutazione dell’ambiente e l’ecocidio perpetrato ai danni di una terra fertile e selvaggia, ma la povera gente che sulla propria pelle ha vissuto e patito quella trasformazione. Nessuno sconto, nessun beneficio dall’esproprio capitalistico: donne dello Jutificio Centurini, così come operai della Calciocianamide imbiancati dalla stessa polvere che andava ricoprendo tetti, campi, cose. Se non furono povertà, scorie industriali, fascismo, ad allontanarli dalla propria terra, fu l’odore acre e pungente del tabacco che li spinse oltre il Salento per vincere analfabetismo e fame, facendosi Carabinieri del Regio Esercito partecipando a guerre lontane.
Le storie di sei coppie che attraversando un secolo convergono nel piccolo paese di Papigno, ad un passo dalla Cascata delle Marmore, che si inurbano nella speranza di evolvere da situazioni di grande e dignitosa povertà. Poi il fascismo e la guerra a interrompere ancora il sogno del riscatto. C’è chi emigra in America latina e chi fugge oltreconfine in Francia. C’è chi resta e viene arrestato, processato, incarcerato; chi prende coscienza che non sempre servire un Regno o uno Stato è cosa giusta; chi torna da sfollato ed esule nei luoghi che lo avevano visto partire per resistere alla vita quotidiana fra bombardamenti e partigiani da aiutare.
Sui sopravvissuti un giorno d’Aprile torna la luce della libertà e la speranza di ricominciare, di andare avanti, di testimoniare la democrazia che ci è stata regalata dal loro sacrificio.
La storia vera di una famiglia come tante, scritta dall’ultima discendente che ha avuto il privilegio di ascoltarla dalla viva voce dei superstititi. Così si forma una coscienza politica che va oltre il tributo affettivo. Un dovere e un invito a raccontare per chiunque sia l’ultimo depositario di storie testimoni di lotte, conquiste, affermazioni di diritti, oggi sempre più minacciate. «Non tacete, raccontate la verità», questo sussurravano quelle voci... »
In copertina: illustrazione di Ferruccio Cucchiarini