Lo Stato di Bisegno
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ISBN 979-12-82355-07-0
Ricerche&Redazioni, 2026
17x24 cm | 384 pp | 500 g
Atti e Monografie IARST (2)
Un importante lavoro di ricerca avviato da don Franco Marcone, tra il 2003 e il 2011, al fine di ricostruire la storia dello Stato di Bisegno, un antico territorio montano dell’Appennino abruzzese, già feudo ecclesiastico soggetto al Vescovo di Teramo, e oggi corrispondente, in larga parte, ai comuni di Torricella Sicura e di Rocca Santa Maria, in Provincia di Teramo. La ricerca poneva particolare attenzione alle parrocchie, alle chiese, ai luoghi di culto e al vissuto religioso del territorio. Quella oggetto d’indagine è, infatti, un’area ricca di storia e di tradizioni religiose radicate, ed è segnata da una presenza capillare di edifici sacri, alcuni oggi scomparsi, altri sopravvissuti al passare dei secoli.
Don Franco nutriva un particolare interesse per il territorio in quanto, dal 2001, era parroco della Natività di Maria ad Abetemozzo di Torricella Sicura e amministratore parrocchiale di San Nicola in Poggio Rattieri, nonché successivamente di Santa Maria in Canili, di San Nicola in Ciarelli, di San Michele Arcangelo in Riano e di San Lorenzo in Magliano.
Lo studio aveva inoltre l’obiettivo di documentare, attraverso fonti d’archivio, testimonianze orali e rilevamenti sul campo, la vicenda storica dello Stato di Bisegno e delle sue chiese, non solo nella loro dimensione architettonica e artistica, ma anche in quella più profonda e talvolta trascurata delle consuetudini liturgiche, delle feste patronali e del ruolo sociale che tali luoghi avevano nelle piccole comunità montane della Laga.
Dopo quindici anni dalla prematura scomparsa di don Franco, avvenuta il 23 marzo 2011, Matteo Di Natale porta a termine lo studio, completando la ricerca con nuovi materiali, integrando le fonti e le parti mancanti, aggiornando inoltre la mappatura degli edifici sacri. Così il curatore: «In conclusione, sperando di avere bene interpretato le intenzioni del Professore, questo lavoro non vuole essere solo una ricognizione storico-artistica, ma anche un omaggio alla memoria di chi ha custodito questi luoghi con fede e dedizione. Nel tracciarne la storia, penso che don Franco abbia voluto ridare voce tanto alle pietre rimaste quanto a quelle perdute, affinché la memoria collettiva di una comunità non venga dispersa ma, anzi, possa trovare nuova vita.»